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Lecce Via Frà Nicolò de Lequile n3

Salvino De Donatis Ceramiche Artistiche dal 1650

Cutrofiano - Lecce

"Fare ceramica è per me vivere di arte: alimentare la propria vita con qualcosa di bello e positivo per se stessi. "   

Salvino De Donatis

Storia: La bottega di Salvino De Donatis ha lunghe radici nel passato, legate al territorio e alla storia di Cutrofiano, un paesino nell’entroterra della provincia di Lecce. La stirpe De Donatis lavora l’argilla da secoli, dal lontano 1650: da allora l’arte figulina si tramanda da padre in figlio (e figlia) in casa De Donatis, fino ad oggi nelle mani forti e sapienti del maestro Salvino (Salvatore), classe ‘56, e dei suoi figli Claudia e Vito, giovani e orgogliosi artigiani.  

Segni particolari:  La particolarità delle produzioni De Donatis è stata inaugurata dal figulo artista, epiteto con cui è noto Vito De Donatis (1923-1999), padre di Salvino, che alla fine degli anni ‘50, con l’arrivo della plastica e la conseguente crisi della terracotta ad uso domestico, deve reinventarsi: inizia perciò a produrre fischietti, i giocattoli dell’epoca, altri piccoli oggetti come campanelle, lucerne, anfore, calandre (uccellini), ed anche oggetti decorativi come miniature artistiche e floreali. Nonno Vito (detto anche “Vitucciu Riti”) è altresì apprezzato per le sue sculture di creta, prodotte nell’ultimo periodo della sua vita artistica. Così spontanee, così necessarie, le figure di Vito De Donatis sono personaggi inconsapevoli di una comunità plasmata nell’argilla. 

Produzione attuale: Oggi i De Donatis continuano a produrre ceramiche artistiche di piccolo e medio taglio (celeberrimi i loro “pumi”) ed oggetti in terracotta di uso quotidiano, rivisitati anche questi in chiave artistica e moderna. 

Salvino, qual è l’oggetto più stravagante che tu abbia mai realizzato?

Ho cominciato a fare “cose strane” per avere la mia emancipazione artistica e personale: la “spaccatura” professionale da mio padre nasce dal bisogno di allontanarmi dalla perfezione, di sperimentare con l’argilla e le sue forme. Ho sempre seguito il rigore della tradizione, ma volevo lasciare una mia impronta nella storia della bottega di famiglia, dove sono nato e cresciuto. E così, una volta creato l’oggetto perfetto (ho cominciato con delle bottiglie), ho deciso di deformarlo, lasciando andare le mani, creando oggetti senza un nome o una connotazione generica, ma unici e personali, realizzati rispondendo alla propria, genuina esigenza creativa, riportando nel mondo fisico ciò che sentivo dentro, giocando con forme, impasti, colori e smalti.
Esiste una dicotomia tra mercato dell’arte ceramica e cultura dell’arte ceramica: la prima è di pochi, di chi fa il mestiere, la seconda è di tutti, è della comunità. Sta ad ognuno di noi compiere il proprio incastro. 

 


Fai questo mestiere da decenni, eppure la tua passione per l’argilla, la creta e la terracotta non sembra affievolita: non ti sei stancato di fare ceramiche e di parlare di ceramica?
No, non sono stanco, perché ho sempre nutrito questo lavoro con nuovi stimoli e nuove interpretazioni.
E credo che non mi stancherò mai. Quello che spero è che, quando arriverà il mio momento, avrò un pezzo di argilla tra le mani e lo starò lavorando…

 

Artistic pottery 

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